“Le aspettative tradite” di Ezio Cardea

Riceviamo via posta da Ezio Cardea e con piacere pubblichiamo, non solo perché le sue analisi dimostrano un pungente intelligenza ma perché la sua onestà intellettuale spiega semplicemente alcuni risvolti non sempre chiari nelle scelte di una società di baseball di alto livello come la nostra.

mario

photo di copertina by ASD Milano Baseball 1946

 

 

 

Le aspettative tradite

Apprezzo le considerazioni espresse nell’articolo “Colpo di scena: Serie A1 ancora con otto squadreche, credo, siano condivise da molti.

Purtroppo molti attribuiscono questo stallo alle società di A Federale che non avrebbero saputo approfittare della possibilità di affrontare le “grandi” del nostro baseball e che quindi ci si deve accontentare del solito minicampionato che finirà a fine agosto.

Una delusione, certo!  Ma non da addebitare alle Società di A Federale che, semmai, sono vittime del  completo naufragio del progetto di ampliamento del massimo campionato.

Credo che siano delusi anche gli stessi esponenti federali che sicuramente riterranno tradita la loro buona intenzione di introdurre la pur blanda riforma del campionato non in modo brutale, ma attraverso un dibattito con le società delle due serie interessate, allo scopo di sollecitare suggerimenti utili a migliorarne l’attuazione.

Infatti questo è il senso delle dichiarazioni del Presidente Marcon pubblicate sul sito federale il 4 c.m. (http://www.fibs.it/it/news/campionati-baseball/42936-a1-baseball-2018-ancora-a-8-marcon-%E2%80%9Cdel-futuro-se-ne-occuper%C3%A0-il-consiglio-federale%E2%80%9D.html).

L’intento assolutamente apprezzabile della Federazione era questo, non quello di porre un referendum.

Purtroppo è stata sottovalutata la portata della reazione delle Società di ex IBL, da sempre fortemente contrarie all’allargamento, come dimostra il fallito tentativo di Fraccari qualche anno fa:  la nuova dirigenza federale si aspettava sicuramente delle obiezioni, ma non una  levata di scudi tale da mandare all’aria il progetto.

Infatti la reazione delle “8 sorelle” ha avuto una pesante ricaduta sugli umori delle Società di A Federale,  più  di una delle quali prima del famoso “proclama” si era espressa in modo possibilista in ordine all’adesione ad un campionato come quello prefigurato dalla Federazione:  prima del “proclama” circolavano voci più che rassicuranti sul numero di adesioni necessarie  all’allargamento del campionato fino a 12 squadre;  dopo, il clima è cambiato totalmente.

Ma oltre alla forte presa di posizione delle “otto sorelle” che ha raffreddato ogni entusiasmo, vi sono altri due motivi concreti che spiegano il passo indietro delle società che parevano molto interessate all’avanzamento:

  • i “paletti” per accedere al massimo campionato,  emersi, se non sbaglio, solo a seguito dell’incontro voluto dalle ex di IBL con i dirigenti Fibs con esclusione della presenza delle società di A Federale;
  • il modo in cui è stato proposto alle società di A Federale di aderirvi.

 

Scartate le società messe fuori gioco dai requisiti richiesti, quelle che ne erano in possesso si sono  trovate a dover decidere senza sapere in  quale tipo di campionato si sarebbero dovute cimentare. Infatti la formula proposta dalla Federazione, quella a loro più accessibile, sarebbe stata messa in atto solo col raggiungimento di almeno 12 adesioni; diversamente, il campionato sarebbe rimasto a girone unico a 10 o a 8 squadre: questa eventualità avrebbe reso necessario un totale e costoso rivoluzionamento del roster onde evitare un umiliante supplizio lungo tutta la stagione e … una quasi certa retrocessione! Il che avrebbe voluto dire investimenti gettati al vento e tanti giocatori dispersi per fare spazio ad atleti d’oltre oceano o “comunitari”.

In sostanza, le società in possesso dei requisiti hanno evitato di dare un’adesione alla cieca, quindi troppo rischiosa, dimostrando senso di responsabilità e di grande attaccamento a quella che è la vera ricchezza di un movimento sportivo:  il  loro  vivaio.

Ritengo ingenerosa, oltre che fuorviante, l’idea  che le società di A Federale non siano interessate ad alcun cambiamento perché  ben felici del loro torneo e, forse, ancor più contente se il loro campionato avesse mantenuto la medesima denominazione invece della nuova di A2!

Così la pensa nell’articolo su Baseball.it  “Allargamento? No, grazie!” (http://www.baseball.it/leggi_articolo.asp?id=25267)  il giornalista Mino Prati che si domanda se non era “più semplice prendere atto del fatto che c’è un gruppetto di club (cinque, sei, sette?) a cui stava bene l’IBL com’era, e un’altra ventina di società a cui stava e sta più o meno bene una serie A com’è, magari senza  farla diventare A2?”

Insomma i dirigenti delle soc. di A Federale si accontenterebbero del puro niente, pur spendendo cifre (probabilmente in molti casi di tasca loro) certamente non inferiori a diverse decine di migliaia di euro!  Passione? certo, anzi, sicurissimamente: ma non disgiunta da una sana ambizione di accedere “per merito” al massimo campionato. Né più né meno come l’ambizione più che naturale dei giocatori, perché quella è la meta di chiunque pratichi uno sport in modo agonistico e non per semplice passatempo.

Nel ritenere che i dirigenti di A Federale si accontentino di una situazione che non offre alcuna possibilità di crescita né alle loro società né ai loro giocatori  si getta su di loro un’offensiva idea di incoerenza e mediocrità, mentre pare sia ormai giunto il momento in cui si debba valorizzare il grande impegno di chiunque militi nelle serie inferiori: in particolar modo nella A Federale, dove l’intento predominante dei dirigenti, a costo di un grande impegno e di sacrifici anche economici,  è il raggiungimento del massimo traguardo soprattutto con i loro giocatori e pochissimi innesti esterni: sano principio  sportivo in assenza del quale il movimento è destinato ad estinguersi.

Probabilmente si deve in gran parte alle società di A Federale il cambio della guardia al vertice della Fibs avvenuto nell’ultima assemblea elettiva che ha premiato il ChangeUp di Marcon. Ma proprio le loro aspettative sono state tradite.

Ed è quello che Mino Prati  ha evidenziato nel citato articolo su Baseball.it:

“Il cambiamento per cui ha, indubbiamente, votato l’assemblea del novembre 2016 era per altro che un ridicolo cambio di nome: da IBL e Serie A1! E neppure quello dei comunitari equiparati a tutti gli effetti ai giocatori italiani!

Torno alle richiamate dichiarazioni del Presidente Marcon pubblicate sul sito federale il 4 c.m. per soffermarmi sulla sua ammissione dell’insuccesso del dialogo sulla riforma del massimo campionato e soprattutto sul fatto che si aspettava questo risultato negativo:  c’è da chiedersi perché si è messo nella condizione di subire una battuta d’arresto già preventivata senza pensare alle pesanti conseguenze:  “imballo” del campionato per una altra stagione e “bruciatura” di mezzo mandato presidenziale che vola via senza che sia stato cambiato alcunché della vecchia IBL.

E’ troppo per un movimento in forte depressione che non ha smesso di fare vittime. Dobbiamo proprio vederne qualche altra nel nuovo anno di “transizione”?

Marcon lascia intendere che non andrà più troppo per il sottile nell’attuare nel 2019 tutte quelle misure che riterrà opportune, tra cui in particolare l’allargamento non più prorogabile del massimo campionato. E, per rendere credibile questo suo impegno, assicura: “ Non è certo l’assunzione di responsabilità che ci spaventa, e questo sarà ben presto ancora più evidente, nell’interesse del risultato migliore per tutte, sottolineo: tutte, le componenti del movimento.”  

Recuperare la fiducia è compito molto arduo: recuperarla col movimento ulteriormente debilitato, potrebbe essere troppo tardi!  Mi permetto, quindi di suggere a Marcon:

  • dato che  prima del “proclama”,  se vere le voci che circolavano,  vi era un numero sufficiente di società disposte ad aderire ad un campionato a 12 con fase di qualificazione;
  • dato che non poche società di A Federale hanno fatto una campagna acquisti che accredita ulteriormente le voci di cui sopra;
  • dato che ancora non è stato stilato il calendario del massimo campionato e quindi le società non possono aver già fatto alcuna programmazione;
  • dato che uscire immediatamente dallo stallo è enormemente più importante che rimanere inchiodati da uno di quei “requisiti” retaggio di una IBL  da riformare

 

è il caso di assumere ora questa responsabilità e mettere subito in atto il progetto di riforma elaborato dal gruppo di lavoro da lui istituito.

Commenta